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San Giovanni Battista
Giovanni Nardone  maggiori info autore
La chiesa di S.Giovanni è posta all’inizio della valle del Giovenco, a circa quattro chilometri dal paese, su un terrazzamento ai piedi dei monti che fanno da cornice alla valle nel versante sud-occidentale. Essa è un rifacimento del dopoguerra (1950-55) reso possibile dalle offerte di bisegnesi residenti ed emigrati, quest’ultimi particolarmente affezionati al Santo. La chiesa non mostra particolari caratteristiche, l’arredo è recente come la statua del Santo di gesso, sulla parete dietro l’altare è posto un quadro del pittore locale Luigi Eramo raffigurante S.Giovanni che battezza Gesù nel fiume Giordano. 
 
Un’altra statua del Santo di legno più antica, forse ottocentesca, è conservata nella chiesa parrocchiale. Secondo la tradizione, in passato, sembra che un eremita soggiornò in una piccola grotta posta poco di sotto alla chiesa, grotta visitata da fedeli e pellegrini che vi depositano anche semplici ex voto davanti ad una piccola statua del Santo. Il culto di S.Giovanni è molto sentito in paese, la sua festa, il 24 giugno, è sempre effettuata in tale giorno anche se feriale. 
 

Fino a qualche decennio fa nel giorno della festa la chiesa era meta di pellegrini provenienti dai paesi del sud del Fucino, Luco, Trasacco, Lecce, ecc., che nella notte del 23, vigilia della festa, s’incamminavano attraverso i vecchi sentieri di montagna per essere presenti in chiesa alle prime luci dell’alba, quando, come vuole la tradizione, l’acqua della sorgente di S. Giovanni raccolta in una fontana vicino la chiesa, aumenta di volume per soddisfare le esigenze dei fedeli che con tale acqua, ritenuta miracolosa, si bagnano mani e braccia perché ritenuta capace di guarire da malattie della pelle e, ancora, per compiere l’originale rito del comparaggio, effettuato tra due persone che per tutta la vita vogliono stabilire tra loro un patto di mutuo aiuto, queste si lavano le mani vicendevolmente, con l’acqua di S Giovanni, se le stringono ed esclamano per tre volte: “compare, compare, compare”. 
 
La fontana è in pietra di buona fattura e porta in alto l’iscrizione “Alla memoria del Precursore l’opera del benefattore 1787, fa pensare che sia stata costruita da persona devota al Santo quale ex voto. 

Caratteristica e ricca di suggestione è pure la processione che si svolge la mattina della festa, con il santo portato in spalla fino al paese. Essa, lungo la stradina del fondovalle, attraversa il bosco e costeggia il fiume, pregando e cantando inni dedicati a S. Giovanni, in un ambiente naturale incontaminato di rara bellezza che esalta ancor più la profonda partecipazione spirituale dei presenti.
 
La prima citazione della chiesa “Sancti Iohannis in Besenge” è in un documento del Chronicon Cassinensis degli anni 949-986 in cui la contessa dei Marsi Doda dona al monastero di Montecassino la chiesa di S. Maria delle Grazie di Luco con altre chiese tra cui S.Giovanni, e in successivi documenti cassinesi del 1005 e 1070, la chiesa risulta essere sempre tra i possedimenti di S.Maria delle Grazie. Secondo Andrea Di Pietro, autore della Storia dei Paesi della Marsica del 1896, la chiesa aveva in origine annesso un piccolo monastero che sarebbe stato edificato dai monaci di Valleluce (piccola frazione del comune di S. Elia Fiumerapido in provincia di Frosinone), dipendenti da Montecassino, che fu poi distrutto insieme alla chiesa da un’orda di malviventi nel 1411. 
 

Gli abitanti di Bisegna, il 20 giugno del 1530, inaugurarono una nuova chiesa nello stesso luogo che sottoposero al Capitolo Lateranense (cioè all’amministrazione centrale del Vaticano) “coll’obbligo di pagare in ogni anno una libbra di cera nel giorno della vigilia di S.Giovanni Battista”. La chiesa è citata successivamente in altri documenti tra cui un’importante copia notarile del 1606 attestante che la chiesa, beneficio rurale, è di Jus-Patronato dei conti di Celano che conseguentemente avevano il diritto di nomina del prete titolare e beneficiario, il quale era tenuto a celebrare annualmente un certo numero di messe e godeva delle rendite che la chiesa dava in ragione delle sue dotazioni. In tale documento riferito all’anno 1569, la chiesa, appellata “S. Ioannis in Bonazzo”, risulta beneficio vacante per la morte del prete titolare d. Joannis De Pacetia e la nobildonna Silvia Piccolomini, madre della contessa Costanza, lo assegna al sacerdote d. Bernardo Cicco di Lecce nei Marsi, con il beneplacito dell’abate di Montecassino Bernardo D’Aversa. 
 
Successivamente, nel 1572, la contessa Costanza conferma che lo Jus-Patronato della chiesa è dei Piccolomini conti di Celano. Nella relazione della visita pastorale che mons. Matteo Colli fece nell’anno 1583, scrisse che “l’ecclesia di S. Giovanni, stando in piedi le mura, ci manca il tetto, e già si è dato il principio per ricovrirla.” Nel 1588 dai principi Colonna e dal vescovo Colli la chiesa viene tolta ai monaci benedettini e data al clero secolare. Lo stesso vescovo ne assegnò il “beneficio semplice” al nuovo seminario di Pescina insieme alle due chiese rurali di S.Tommaso in Cose e S.Pietro in Rocci “ Ac in territori Bisinei Beneficium Sancti Joanni cujus triginta, beneficium santi Thomae, cuius quindecim, et S.Petri cujus decem.” 
 
(Notizie storiche)
 
In un documento datato 1595-96 intitolato “Nota di ragguaglio della città di Piscina e delle altre terre del Stato annessi e connesso cò detta città nel modo infrascritto ordinatamente”, la chiesa “In Bisegna S. Giovanni con cura” è indicata tra i benefici sottoposti allo Jus-Patronato di Alfonso D’Aragona. Nel 1606 il conte di Celano Michele Peretti assegna il beneficio rurale di S. Giovanni “in terra Bisignani” al sacerdote “D Georgium Mirvam” (Giorgio Mirva) di S. Sebastiano con il beneplacito dell’attuale vescovo dei Marsi Bartolomeo Peretti. Con la bolla del papa Urbano VIII del 1637 il beneficio di S. Giovanni viene assegnato alla chiesa di S. Maria Nuova di Collelongo, insieme alle chiese di S.Elia e S. Casto dello stesso luogo, a favore del sacerdote d. Andrea Floridi. 
 
L’anno successivo, nella relazione della visita pastorale effettuata il 15 settembre del 1638 dal vescovo Lorenzo Massimi alle chiese della “terra di Bisegna”, è confermato il possesso del beneficio da parte di d.Andrea Floridi di Collelongo. Da questa data in poi le notizie d’archivio si perdono. La chiesa non è più citata nelle visite pastorali degli anni successivi, rari e poco significativi sono pure gli accenni reperibili tra i documenti relativi a Bisegna esistenti nell’Archivio Diocesano.

 
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