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26 MARZO 1946 "la strage di Campomizzo"
Ferdinando Mercuri

Per ricostruire quel ponte maledetto, fatto saltare in aria dai tedeschi in ritirata. Sette giovani tornati da poco dalla guerra. Erano riusciti a salvarsi dalle bombe nemiche, durante il conflitto, ma avevano trovato la morte proprio mentre si accingevano a ricostruire il ponte di Campomizzo. 
 
Sicuramente la pagina più drammatica della storia di Bisegna e di San Sebastiano, sbadatamente dimenticata (forse?) da molti, o liquidata in poche battute da altri. "Era la mattina del 26 marzo del 46 – raccontava Ninuccio – quando sentimmo un grande boato provenire dalla zona di Campomizzo.Capii subito che era successo qualcosa di grave. Presi la macchina e, di gran fretta, mi diressi sul luogo".– E qui, Ninuccio, osservava sempre una breve pausa, mentre i suoi occhi si bagnavano di lacrime. "La scena che si presentò ai miei occhi – raccontava ancora – era straziante: i corpi di giovani erano appesi sugli alberi . Una carneficina. Difficile pure recuperarne i resti perché le membra si staccavano dal corpo".
 
La disgrazia si era consumata. Un grosso ordigno bellico, disseminato come tanti altri dai tedeschi in ritirata, era esploso uccidendo sette giovani e mutilandone decine di altri. Erano li, da qualche giorno, per ricostruire il ponte sul fiume Giovenco. Qualcuno ricorda ancora che durante i lavori sbucavano bombe da tutte le parti. Forse una bonifica preventiva, prima di iniziare l’opera, poteva salvare la vita di quei poveretti. Quella mattina del 26 marzo del 46, avevano poggiato la barella carica di pietre su un grosso masso, con l’intento di riposarsi un attimo. 
 
Ma sotto quel macigno c’era una di quelle micidiali mine anticarro che li fece saltare tutti in aria. Un boato che squarciò la quiete della Valle e che fece accorrere sul posto tanta gente. Anche le ”Istituzioni”. Queste ultime forse giunsero troppo tardi. Forse loro, le ’ Istituzioni”, avrebbero dovuto attuare accorgimenti prima di far cominciare quei maledetti lavori: una decente bonifica forse avrebbe potuto evitare la disgrazia. Magari emanando anche direttive più accorte. Forse, forse. Ma, ora, l’importante è non dimenticarli, quei giovani. 

 

 
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